Salento e rifiuti: il caso della discarica di Ugento

Rischio inquinamento in Salento, torna il caso della discarica di Burgesi di Ugento, in provincia di Lecce. Stando ai rilievi effettuati negli ultimi anni, ci sarebbero probabilmente i resti di almeno seicento fusti contenenti rifiuti speciali smaltiti in maniera illegale alla fine degli anni Novanta, nei suoli.

La Procura di Lecce, inizialmente ha dovuto prescrivere dei reati legati a questa storia, perchè avvenuti troppo tempo fa. Molti anni fa, era stata creata infatti questa discarica che doveva raccogliere i rifiuti provenienti dai Comuni dell’Ato due di Lecce, ma il risultato era stato sono l’aumento giorno dopo giorno dei casi di tumore alla tiroide. Per questo motivo era iniziata una lunga battaglia da parte di cittadini, infatti avevano deciso di imporsi per la chiusura di questo stabilimento. Quando era scattata l’inchiesta, grazie alla denuncia di un imprenditore che aveva raccontato di come era stato costretto ad interrare dei rifiuti speciali all’interno delle cave di tufo, la discarica era stata chiusa ma eventuali responsabili non furono mai colpiti dalla scure della giustizia. Solo qualche anno fa i Comuni di Ugento e di Acquarica del Capo (il primo competente per territorio, il secondo per vicinanza al sito) dopo i rilievi e la riapertura dell’inchiesta da parte della Procura di Lecce, hanno ricevuto pressing per avviare la bonifica dei siti inquinati. Secondo quello che è emerso da parte degli esperti, i consulenti dei magistrati, risulterebbe chiaro che nel percolato della zona di Burgesi ci siano tracce di Pcb, i policlorobifenili, pericolosissimi per l’uomo. Tale materiale sarebbe arrivato in discarica da Torino con sede anche in Salento.

A far emergere la verità era stato un collaboratore di giustizia, l’imprenditore Gianluigi Rosafio, genero del boss Pippi Calamita e coinvolto in un processo per illecito smaltimento di rifiuti. Proprio lui davanti ai giudici ha smascherato il trasporto dei rifiuti speciali pericolosi a Burgesi con fusti contenenti sostanze pericolose, facendoli spacciare come rifiuti ordinari. La discarica è dismessa ma oggi la Procura sta cercando di accertare quali sono i rischi causati alla popolazione del comprensorio.

In particolare, la presenza di questa discarica ha comportato un pesante danno di immagine ad una città a vocazione turistica e ad un comprensorio intero che vive proprio di turismo e punta sulle bellezze naturalistiche del territorio. Secondo quanto sarebbe emerso da parte dei controlli, comunque esisterebbe la necessità di verificare punto per punto ogni angolo in cui esisteva la discarica. Non è stato infatti possibile recuperare i fusti che sarebbero stati portati da Torino fino alla discarica di Ugento, ma ciò che è certo è che qui rifiuti sono stati interrati.
Lo scandalo dei fusti interrati nella città di Ugento ancora oggi avvelena la penisola salentina e molti abitanti del comprensorio si chiedono se sia effettivamente sicuro vivere in quel territorio, così come molti turisti ancora oggi si domandano se vale la pena visitare questo posto se effettivamente ci sono dei pericoli da inquinamento.

Questo scandalo nel territorio è nato giorni inizio degli anni 90 ma negli ultimi tempi è stata riaperta un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Lecce che dovrà servire a far emergere finalmente la verità su questo caso.